SPUTNIK ARTS PROJECT


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ritratti italiani

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Nella mostra "Ritratti italiani", che inaugura la tappa milanese presso la Fondazione Durini dopo lo straordinario successo che ha riscosso nelle suggestive sedi espositive nel comune di Cento, sono riuniti i lavori di una quarantina di artisti contemporanei italiani, o comunque abitanti in Italia, che, con intenti e modalità diverse, hanno lavorato sul tema del ritratto.

Ancora oggi, infatti, è l’uomo, e il volto dell’uomo, a tornare ad essere al centro del dibattito contemporaneo: quel volto oggetto delle ricerche artistiche già da decenni in tutto il mondo, anche nelle forme più estreme e disturbanti (dalla body art agli esperimenti di chirurgia artistica, dal cybercorpo ai volti ambigui e mutanti, e così via), appare ancora, a tutt'oggi, un "oggetto misterioso", non identificato, involucro dell'identità sempre più incerta e frammentaria dell'umanità di oggi.
Attraverso i diversi linguaggi della pittura, della scultura, del disegno e della fotografia, gli artisti contemporanei si sono accostati in questi anni al tema del volto dell'uomo contemporaneo con intenti e modalità assai diverse, dove riletture in qualche modo "classiche" si alternano e si mescolano ad approcci deformanti e disturbanti, dove le influenze dell'estetica pubblicitaria, o dell'invasività del "corpo mutante" - declinato però secondo le regole di una "normale" cultura di chirurgia estetica diffusa a livello quotidiano e "medio-borghese" in tutto il mondo occidentale - si contaminano con retaggi pittorici "alti", repêchage, citazionismi, strizzate d'occhio alla grande storia dell'arte o a canoni estetici prelevati di peso dai codici dell'illustrazione popolare di massa.
Ecco allora che, agli straordinari ritratti fotografici in bianco e nero di Leonardo Sciascia e di Borges, realizzati da Ferdinando Scianna, fa da contraltare il virtuoso segno di Tullio Pericoli, con i ritratti di Kafka e di Jack London, o quello, non meno raffinato, di Riccardo Mannelli, con i ritratti di Pasolini, di James Ellroy e di Roberto Saviano; ecco gli immensi (e inediti) ritratti di Oliviero Toscani, di uomini e donne anziani colpiti da osteoporosi, accanto al segno labirintico e intensissimo del pittore pratese Andrea Martinelli, o agli spiazzanti ritratti di vecchie, spesso rifatte a colpi di lifting, dello scultore Paolo Schmidlin; ecco i ritratti di Audrey Hepburn e di Monica Bellucci scattati da Gian Paolo Barbieri, a confronto con le sculture in terracotta di Giuseppe Bergomi, che rappresentano diafane modelle in posa, a metà strada tra estetica glamour e classicità, o agli inquietanti nudi femminili di Alessandro Papetti; ecco i ritratti di designer e architetti di grido, realizzati di recente da Lorenzo Mattotti per la rivista "Domus", accanto alle intense fotografie di artisti scattate da Fabrizio Ferri, e ai ritratti di Mimmo Rotella e di Sting interamente coperti di vernice bianca, realizzati da Robert Gligorov. Ed ecco, ancora, i ritratti maschili di Livio Scarpella, che guardano alla migliore cultura camp, accanto alle grandi ed elegantissime figure diafane di Omar Galliani; e ancora, ecco un drammatico ritratto-disastro ecologico del pittore palermitano Fulvio Di Piazza, nel quale la "marea nera" petrolifera sembra prendere vita in una spaventosa figura umana; e ancora un bizzarro ritratto di Garibaldi, rivisitato però in salsa psichedelica dal pittore Andrea Zucchi, accanto ai ritratti intimi, dal sapore neoscapigliato, di Danilo Buccella e ai collage neobarocchi di Felipe Cardeña e poi, ecco i volti maschili ripresi con pennellata veloce, di derivazione quasi baconiana, dal pittore milanese Giulio Durini, accanto a quelli femminili, dallo stile pittorico inconfondibile, del torinese Daniele Galliano; e ancora i ritratti fotografici di Nicola Vinci e di Antonio De Luca, le pitture digitali di Matteo Basilé e di Federico Lombardo, le sculture lignee di Aron Demetz, i "ritratti degli anni di Piombo" di Claudio Monnini, i ritratti politici di Wainer Vaccari e quelli storici di Svitlana Grebenyuk, il James Dean di Nicola Verlato, e ancora i dipinti di Alessandro Bazan, di Paul Beel e Matteo Bergamasco, le suggestioni neo-pop di Dario Arcidiacono e l'intervento dello street artist Bros.
Tra le opere degne di nota, ancora un "ritratto che scompare", in cera, di Michelangelo Galliani (per l'effetto del calore del cuscino elettrico su cui è appoggiato), e la performance interattiva di Florencia Martinez, che durante l'inaugurazione inviterà le visitatrici a farsi ritrarre, per un progetto dedicato al ritratto femminile.





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