Mostra "Donna è Sport 1861- 2011"
storia dello sport femminile italiano
Dal 10 giugno al 25 novembre 2011
Museo del Risorgimento
Via Borgonuovo, 23 - Milano
Nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia, la Fondazione Candido Cannavò per lo Sport e La Gazzetta dello Sport, hanno promosso la mostra multimediale "Donna è Sport 1861-2011", che ripercorre il cammino delle donne nella storia, nella società e nel fenomeno sportivo italiano.
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Per presentare la mostra, si è tenuto nella Sala Buzzati, presso la sede del quotidiano, un evento che ha visto la presenza di numerose stelle dello sport femminile, accolte da Piergaetano Marchetti, presidente di Rcs e della Fondazione Candido Cannavò, e da Andrea Monti, direttore della Gazzetta: Stefania Belmondo, Stefania Bianchini, Mabel Bocchi, Novella Calligaris, Manuela Di Centa, Josefa Idem, Martina Miceli, Carolina Morace, Lea Pericoli, Paola Pezzo, Francesca Piccinini, Paola Pigni, Elisa Santoni, Giovanna Trillini, Valentina Vezzali.
La mostra è composta da 65 grandi pannelli che raccontano la storia delle pioniere dello sport in Italia, delle stelle dello sport italiano e delle discipline sportive in genere, dall'atletica leggera alla vela, ripercorrendo le date fondamentali, e corredando le immagini con i testi di poeti e romanzieri che hanno parlato di donne di sport.
La mostra è arricchita da video, filmati, audio, fotografie, riproduzioni multimediali e da un'esposizione di opere d'arte contemporanea di 12 giovani artisti:
Karin Andersen, Giuseppe Bergomi, Aldo Damioli, Antonio De Luca,
Aron Demetz, Svitlana Grebenyuk, Florencia Martinez, Fulvia Mendini, Barbara Nahmad, Alessandro Papetti, Marco Petrus, Andrea Zucchi
Dodici artisti contemporanei interpretano l'idea di donna sportiva, oggi e nella storia, mostrando i luoghi, i gesti, gli sguardi di figure mitologiche incredibilmente moderne, o l'istante unico in cui la solitudine e il rigore fanno emergere l'identità profonda della persona, in un'armonia che collega strettamente l'arte e lo sport - lo sapevano gli antichi Greci, che li catalogavano come un'unica disciplina, binomio inscindibile