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LA BELLEZZA DEL CORPO
TRA IDEALIZZAZIONE E OSSESSIONE
Fondazione Durini, Milano
29 ottobre – 11 novembre 2009
A CURA DI VITTORIO SGARBI
Da ideale classico per eccellenza a simbolo di perfezione solo apparente e “superficiale” nell’odierna società dello spettacolo, la bellezza è oggi insieme la metafora di uno status sociale e di una condizione esistenziale, una qualità ottenibile a suon di creme, lifting e palestra e un simbolo di perfezione interiore, un traguardo a portata di tutti o un sogno apparentemente irrealizzabile.
Da sempre inseguita dagli artisti nei secoli passati e oggi, spesso, disprezzata dagli autori contemporanei per la carica di retorica un po’ “vecchio stile” che rischia sempre di portarsi dietro, la Bellezza oggi appare come un oggetto assai difficilmente identificabile, allo stesso tempo una condizione invidiabile e un testimone ingombrante che sembra però non volersi fare da parte rispetto ai “nuovi” miti della contemporaneità.
L’idea della mostra è quella di scandagliare, attraverso la testimonianza di diciassette artisti contemporanei, lo statuto della Bellezza oggi nell’arte, sospesa soprattutto tra ossessione e idealizzazione.
Dai corpi potentemente realistici, tutt’altro che idealizzati, portati nel bronzo dallo scultore Giuseppe Bergomi, a quelli, venati da un senso di inquietudine interiore, del pittore napoletano Federico Lombardo; dai corpi classici, che sembrano usciti da un’atmosfera fiabesca,di Nicola Verlato, a quelli scolpiti nel legno, ma attraversati da inquietanti colature di resina, dell’altoatesinoAronDemetz; e ancora, dalle patinate ma sottilmente perturbanti fotografie di adolescenti di Nicola Vinci agli strabordanti collages di Felipe Cardeña, dove gli ideali di bellezza classica sono decontestualizzati attraverso variopintii sfondi floreali; e ancora, la bellezza di questo nuovo millennio è scandagliata attraverso le sculture in marmo di Michelangelo Galliani, i complessi e stratificati ritratti femminili di Cristiano Tassinari, i raffinati volti dipinti da Paul Beel, le esuberanti e patinate foto di David LaChapelle, i grandi visi di Tarik Berber, le scioccanti fotografie di Robert Gligorov, i sensuali e inquietanti corpi maschili di Giulio Durini; ci sono infine le foto di Orlan, nelle quali la bellezza è ridefinita secondo canoni non convenzionali per la tradizione occidentale, gli ambigui scatti di “Artificial Beauty” di Micha Klein, le corrosive videoinstallazioni di Erwin Olaf dedicate al glamour internazionale, e i tormentati collages di Daniele Buetti, dove i volti delle modelle sono “sfregiati” dal marchio delle più celebri case di moda.